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Dakṣa
Sign in to savedivinità induista dei sacrifici e della creazione
Key facts
- Deity.god_of
- God of ritual skill
- Deity.image
- File:Daksha two depictions.jpg
- Deity.caption
- Two depiction of Daksha in Puranic tradition One with ordinary human features (left) and another with a goat face (right)
- Deity.consort
- Itihasa-Puranic: Prasuti and Asikni
- Deity.parents
- Vedic: Aditi ---- Itihasa-Puranic: Brahma
- Deity.type
- hindu
- Deity.affiliation
- Vedic: Adityas ---- Itihasa-Puranic: Prajapati, Manasaputra
- Deity.texts
- Rigveda, Brahmanas, Taittiriya Samhita, Ramayana, Mahabharata, Purana
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Wikidata facts
- Gender
- male
- Spouse
- Asiknī
- Father
- God Brahma
- Sibling
- Narada
- Image
- Daksha two depictions.jpg
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- Commons category
- Daksha
- described by source
- Brockhaus and Efron Encyclopedic Dictionary
- native label
- दक्ष
- worshipped by
- Hindu mythology
- present in work
- Ramayana
Sources (2)
via Wikidata · CC0
Article · Italiano
Dakṣa (devanagari: दक्ष, IAST: Dakṣa, nella grafia anglosassone: Daksha) è una figura della mitologia vedica e induista. Nei testi più antichi, tra cui il Rigveda, è uno degli Aditya, le divinità solari figlie di Kaśyapa e Aditi, mentre nella letteratura successiva diviene uno dei Prajapati, i facilitatori della creazione, così come dei Mānasaputra, i figli nati dalla mente di Brahma. Il suo nome significa "destro", "abile", o anche "onesto", ed era in origine una divinità associata al fuoco, e più precisamente alle offerte e alle azioni da compiere durante i sacrifici. Dakṣa ricevette in dono da Brahma la possibilità di avere molte figlie, allo scopo di favorire la procreazione. Esse furono date in sposa a molti degli dei e dei saggi del pantheon induista. Secondo la mitologia, Dakṣa condusse una volta un grande yajna (sacrificio del fuoco), ma non invitò la sua figlia minore Sati e suo marito Siva, causando l'ira del dio della distruzione. Fu decapitato dal dio Virabhadra per aver insultato Sati e Siva, ma fu resuscitato con la testa di una capra.
Abstract from DBpedia / Wikipedia · CC BY-SA