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dolium
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Also known as Dolia

contenitore utilizzato nell'antica Roma

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Dolia
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Il dolium dei Romani (pl. dolia), corrispondente al πίϑος dei Greci, volgarizzato in dolio (pl. dolii) è un grande contenitore, generalmente di terracotta, usato per contenere derrate alimentari di liquidi (vino, olio, ecc.) o anche di aridi (grano, legumi) da trasportare e poi conservare nei magazzini. La forma del πίϑος è prevalentemente quella di un tronco di cono rovescio, con larga bocca; quella del dolio invece è globulare, con base abbastanza ampia. Le dimensioni erano tali che entro il vaso (botte) poteva bene entrare un uomo, come, secondo il mito, vi entrò Euristeo, spaventato alla vista del cinghiale di Erimanto, o, come si narra, vi abitò Diogene. L'altezza era compresa fra 1,50 e 1,60 metri e larghezza superiore a 1,50 metri nel punto di massima espansione. La sua capacità era di circa 1500-2000 litri; sull'orlo della bocca era spesso segnata in cifre la sua capacità. Per la realizzazione si utilizzava ceramica depurata o semidepurata, cotta in forni ad alta temperatur, foggiati od almeno rifiniti al tornio. I grandi dolii recano, in genere, decorazioni a fasce, a cordoni, classificabili come segue: * alta fascia liscia, ascrivibile al Bronzo Recente * fascia bi-tricostolata, caratteristica del Bronzo Finale e perdurante fino al Primo Ferro * fasci di scanalature multiple, collocate nei punti nevralgici del profilo del vaso (sotto l’orlo, in corrispondenza del punto di massima espansione e nei pressi del fondo), databili a partire da un momento avanzato del Bronzo Finale e ampiamente diffuso lungo tutto l’arco ionico e nel basso Adriatico * cordoni di vario tipo (liscio, a tacche, a fune ritorta) * più raramente, fasce decorate (per esempio, a spina di pesce) Per i dolia destinati a contenere liquidi, in particolare per il vino, venivano rivestiti internamente con resine terpeniche, come quelle di lentisco, terebinto, pino, cedro, mirra, o incenso. Ciò è dimostrato da analisi spettografiche condotte su reperti archeologici, ma anche da descrizioni storiche; Plinio il Vecchio, ad esempio, nel XIV libro della sua Naturalis Historia, ne parla a proposito della c.d. “malattia del vino”; per evitare che il vino andasse a male in fase di fermentazione e conservazione era necessario utilizzare resine arboree.

Abstract from DBpedia / Wikipedia · CC BY-SA

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