Skip to content
EntityQ1496463· pop 18· linked from 24 articles

Gavino Ledda

Sign in to save

Italian writer (b. 1938)

Person · Open Library

Born
1938
Works
10

Top works

  • Ninne-nanne, filastrocche, giuochi, indovinelli, proverbi ecc
  • פאדרה פדרונה
  • Padre Padrone
  • Padre padrone
  • Dopo "Padre padrone."

via Open Library + Wikidata

Music · MusicBrainz

Type
Person
Country
IT
Active from
1959-05-17

via MusicBrainz · CC0

Described at

Gavino Ledda, una vita e un mondo, in un’intervista - Ponza Racconta

segnalato da Teresa Denurra da “Le parole e le cose” . Propongo alla redazione questa intervista. Di Gavino Ledda ho letto sicuramente Padre padrone e ho visto Ybris, mentre non ricordo quasi nulla su Lingua di falce: mi pare di averlo letto, ma è passato talmente tanto tempo che tutto potrebbe essere. Spero che i

ponzaracconta.it

Benché piuttosto lunga. una lettura irrinunciabile per i lettori di Ponzaracconta. Fatta tutta anch’io, priva di voi. Non mi sono annoiato e non me ne sono pentito. Davvero si entra in un altro mondo, quello dei ‘padri padroni’. Che è coesistito con noi, nel nostro tempo, anche seci può sembrare una storia aliena Sandrorusso Ti ringrazio, Gavino, per avermi permesso di fornire per la prima volta una cronologia dettagliata dell’arco narrativo della tua opera attraverso il confronto avvenuto durante alcune telefonate. Perché, in effetti, alcuni conti non mi tornavano. In uno specifico passaggio di Lingua di falce dici di avere venticinque anni… In Lingua di falce , quando parlo del ritiro delle lastre per l’ulcera, siamo nel febbraio del 1963 e poco prima ricordo di essere venticinquenne, per approssimazione. Sono entrato nei venticinque anni, che in realtà compio il 30 dicembre 1963. Anche nella prima pagina di Padre padrone compare un errore nella datazione: la mia prima volta tra i banchi di scuola risale al 7 gennaio 1945, e non al 1944, come appare nell’ incipit del romanzo. Tieni presente che questi non andavano a vedere Plauto, era tutto calato nella realtà. Sicuramente la letteratura aveva attinto – come sempre – dal popolo, per cui, se trovassimo qualcosa in comune con una commedia o addirittura con il dramma satiresco greco, io non mi sorprenderei per niente. I pastori sardi e i pastori omerici, anche se erano lontani e non si sono mai incontrati, sempre avevano in comune la pecora, le vacche, gli animali, l’ambiente. Sai, molte cose succedono indipendentemente, perché l’ambiente è lo stesso: tra l’ovile di Ulisse e quello mio, di Abramo, sono convinto che non c’era nessuna differenza, se non che mio padre era padrone solo di venti ettari di terreno, mentre Ulisse era un re, o almeno così ci dicono. Sono felice che l’editore abbia poi accettato la soluzione “medaglione-sintesi di autore”: un concetto che mi avevano spiegato i commilitoni a Pisa nel 1960-1961, quando iniziavo a leggere I promessi sposi . Il medaglione d’autore indica il cuore dell’opera, nei Promessi sposi è la monaca di Monza. Non avrei mai pensato di recuperare questo concetto. Il medaglione inserito in questo libro nasce da un mio disegno, che dà sfogo alla fantasia dell’autore ed è figlio del linguaggio che inseguo da trentacinque anni: un linguaggio fluens-patens . La lingua di falce simboleggia un dubbio curioso, spiraliforme, che esce, domanda e rientra nel proprio spirito. È una lingua pluridimensionale, così come lo sono le onde elettromagnetiche che vanno in tutte le direzioni. Il Dubbio Curioso vorrebbe rappresentare il dubbio proprio della Conoscenza gainica [da “Gainu”, nome in sardo di Gavino], che, grazie alla Lingua, rientra nella propria coscienza, alimentato dal Mondo, per ricominciare il proprio ciclo, perché morire, proprio, non vorrà mai! Nel libro parli anche del rapporto tra falce e poesia per il ritmo. Racconti che tuo padre usava recitare versi a memoria, soprattutto in sardo, poi riporti delle ottave, citi Melchiorre Murenu e infine Gavinu Còntene. Per te, che cosa ha rappresentato la poesia sarda prima dell’apprendimento dell’italiano e prima che diventassi scrittore? Quando facevo il pastore, fino ai diciotto anni, non sapevo che al di là del muro c’erano poeti e scrittori, perché mio padre non mi aveva detto niente. È possibile che alcuni pastori li conoscessero, ma non certo io. Melchiorre Murenu l’ho appreso dal 1962 in poi. Mentre Gavinu Còntene l’ho scoperto prima di partire militare, perché era venuto un signore a servire una giornata agricola a mio padre. Sai, queste cose si facevano; nei libri è più quello che ho omesso che quello che ho messo. Un giorno capitò che un signore di Siligo doveva servire una giornata di lavoro a mio padre e mio padre non c’era. Allora avevo quindici, sedici anni, e il signore mi ha raccontato che a Siligo avevamo un grande poeta, estemporaneo. C’è una grande differenza tra un poeta es

Excerpt from a page describing this subject · 40,000 chars · not written by Vinony