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leva di uno strumento a fiato

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La chiave è una leva che negli strumenti a fiato, e nei legni in particolare, serve a chiudere o aprire un foro al di fuori della portata delle dita per posizione e/o dimensioni. Storia Chiavi di un fagottoVarie tipologie di chiavi su un oboe Molti studiosi ritengono che i primi strumenti servivano per richiami utili e che assomigliavano al nostro flauto.I primi strumenti a fiato avevano solamente dei fori destinati ad essere chiusi con i polpastrelli, quindi in numero limitato e posizionati più secondo esigenze ergonomiche o estetiche che non secondo i principi dell'acustica. Questo stato di cose si può osservare ancora oggi sui flauti dolci o strumenti analoghi come le ocarine: i fori vengono aperti in ordine, dal basso all'alto, ottenendo una scala diatonica. I semitoni vengono realizzati aprendo parzialmente i fori oppure con scomode posizioni "a forchetta", ovvero chiudendo uno o più fori più in basso rispetto a quello aperto. Questo porta a grosse difficoltà esecutive e ad una resa acustica non omogenea: le posizioni a forchetta danno un suono più soffocato, i mezzi fori inoltre sono difficili da intonare e quasi impossibili da suonare in velocità. Con lo sviluppo dell'arte musicale, questo stato di cose non fu più tollerato. L'introduzione sistematica delle chiavi permise di: * aumentare l'estensione verso il grave (allungando gli strumenti ed aggiungendo nuovi fori verso la campana, controllati da chiavi aperte); * aumentare l'estensione verso l'acuto (aggiungendo nuovi fori vicino all'imboccatura, controllati da chiavi chiuse, e migliorando il funzionamento del portavoce); * migliorare l'intonazione (piazzando i fori secondo calcoli acustici e non ergonomici); * migliorare la resa acustica ed il volume (realizzando fori più grandi del polpastrello, realizzando fori di risonanza controllati automaticamente); * ottenere tutti i suoni cromatici (con nuovi fori controllati da chiavi chiuse o aperte); * semplificare la tecnica esecutiva nelle tonalità "lontane" (grazie anche ad automatismi); * permettere l'esecuzione di tutti i trilli e di molti tremoli difficili; * ottenere una scala cromatica timbricamente omogenea (secondo il principio: un foro per ogni nota); * costruire strumenti gravi delle diverse famiglie (in precedenza i fori risultavano troppo lontani e grandi per essere chiusi direttamente coi polpastrelli). Una figura importante per quello che riguarda l'evoluzione delle chiavi negli strumenti a fiato è quella del tedesco Theobald Boehm, che introdusse il sistema di chiavi e di diteggiattura omonimo sui flauti e sui clarinetti. Prima della sua sistemazione, le chiavi erano il frutto di un'evoluzione spontanea, spesso disordinata e poco efficace. A lui va il merito di aver progettato fori sovradimensionati in posizione acusticamente buona (cancellando d'un tratto tutto il lavoro empirico precedente)

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