Wikidata facts
- Instance of
- observation
- Subclass of
- extrasensory perception
- Participant
- Uri Geller
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- named by
- Ingo Swann
- significant place
- SRI International
- different from
- remote sensing
- uses
- mind
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La visione remota o remote viewing, in inglese, è la pratica che consiste nella ricerca di tracce di un obiettivo posto a distanza, mai visto in precedenza, principalmente avvalendosi di presunte percezioni extrasensoriali, dette cinque sensi della mente. Ad oggi non esiste alcuna prova circa la possibilità della visione remota, l'intero corpo concettuale è considerato come pseudoscienza. Tipicamente, per persona capace di visione remota s'intende qualcuno che sia in grado di fornire informazioni su un oggetto, una persona, un luogo o un evento, che non sia in linea di vista e sia posto ad una determinata distanza dal medium. La coniazione del termine "remote viewing" è in genere attribuita ai fisici Russell Targ e Harold Puthoff, ricercatori in parapsicologia allo Stanford Research Institute, che volevano distinguere questo fenomeno da quello, simile e strettamente correlato, della chiaroveggenza. Altri attribuiscono la paternità del termine ad Ingo Swann (1933-2013), affermato sensitivo, artista e autore. L'esistenza della visione remota divenne nota al grande pubblico negli anni novanta a seguito della parziale pubblicazione ai sensi del FOIA (Freedom of Information Act) dei documenti del . Il vasto programma di ricerche finanziato dal governo statunitense a partire dal 1975 aveva l'obiettivo d'individuare ogni possibile applicazione della facoltà dei fenomeni parapsicologici in campo militare ed in teatri bellici. Il programma terminò nel 1995, dichiarando di non aver mai prodotto alcuna informazione d'intelligence realistica e veritiera. Fin dalle origini della letteratura spiritualistica e dell'occulto, la visione remota era nota col termine di telestesia, o travelling clairvoyance, in inglese, secondo l'espressione coniata dal logico e matematico Augustus De Morgan, basata anche su esperienze dirette vissute in prima persona. Secondo la scrittrice statunitense Rosemary Guiley, autrice di pubblicazioni in tema di spiritismo, paranormale ed occulto, la visione remota può essere definita come "la facoltà di vedere oggetti distanti e nascosti, mediante la vista interiore, ovvero nel corso d'ipotetiche esperienze extracorporee". Le prime ricerche pubbliche sui fenomeni paranormali risalgono alla prima metà del XX secolo, cui si dedicarono eminenti scienziati del periodo, quali Michael Faraday, Alfred Russel Wallace, Rufus Osgood Mason e William Crookes. Le loro ricerche si focalizzarono principalmente su un ristretto numero di individui che si ritenevano dotati di queste rare facoltà parapsicologiche. Le ricerche produssero dei risultati positivi, accolte con diffuso scetticismo nella comunità scientifica. Negli anni trenta, Joseph Rhine allargò il perimetro d'indagine della parapsicologia a vaste popolazioni, impiegando protocolli di ricerca standard su campioni di individui non selezionati. Come la precedente generazione di scienziati negli anni trenta, anche Rhine fu riluttante nel pubblicare i risultati delle proprie ricerche, per timore delle critiche da parte della scienza ufficiale. Tale pregiudizio di fondo ebbe pesanti conseguenze nel reperimento di fondi per la ricerca e nel processo di revisione paritaria, rendendo la parapsicologia un "settore di nicchia" dell'indagine scientifica. Negli anni Sessanta, si verificò una netta inversione di questa tendenza, con un rinnovato interesse nei confronti della coscienza e delle sue manifestazioni parapsicologiche, un fenomeno culturale che facilitò il reperimento di fondi per nuove ricerche. Nei primi anni Settanta, Harold Puthoff e Russell Targ iniziarono i primi esperimenti di parapsicologia finanziati da soggetti privati. Gli esperimenti ebbero luogo presso il Laboratorio di Bioingegneria ed Elettronica dello Stanford Research Institute, e furono finanziati dalla Parapsychology Foundation e dall'Institute of Noetic Sciences. Alla fine del decennio, i fisici John G. Taylor ed Eduardo Balanovski eseguirono esperimenti di visione remota su Matthew Manning, il cui esito fu dichiarato "un totale insuccesso". Uno dei primi esperimenti fu considerato un nuovo standard metodologico per gli esperimenti futuri, e fu anche oggetto di critiche per la carenza d'informazioni in merito ad eventuali suggerimenti involontariamente forniti ai partecipanti. Successivi esperimenti, nel corso dei quali fu verificata tale eventualità, diedero esito negativo. Fu dichiarato che le indicazioni dei soggetti coinvolti nel Progetto Stargate erano vaghe, generiche, e inutilizzabili nelle operazioni d'intelligence.
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