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Tribuno Memmo

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25th Doge of Venice (-991)

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Tribuno Memmo. Doge XXV. Anni 979-991 | Conoscere Venezia

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Sala del Maggior Consiglio. Jacopo e Domenico Tintoretto. Ritratto di Tribuno Memmo Sia per la molta ricchezza, o per le estese aderenze, o più probabilmente per il parentado a cui era legato coi Candiani, fu Tribuno Memmo innalzato al trono ducale; uomo inetto del tutto a sostenere cotanto incarico. E ben dovettero presto pentirsene i Veneziani, allorquando, poco poi, insorsero a turbare la interna pace le antiche civili discordie fra le due famiglie dei Caloprini e dei Morosini, alla prima delle quali, perché del partito dei Candiani, aderì il doge imbecille. Perciò, resosi ardito Stefano Caloprino, raccolse un dì parenti, amici, servi e devoti a lui, e si mosse ad assalire gli avversari. Sennonché questi, a tempo avvisati, ebbero aggio di porsi in salvo, non sì però che un di loro, Domenico Morosini, non rimanesse vittima di tanta nequizia; il quale, per mano di Stefano Caloprini accennato, cadde trafitto nella piazzuola di San Pietro di Olivolo, esalando poco appresso l’ultimo spiro a Santo Zaccaria, ove dai suoi amici veniva tradotto. Onesto fatto inorridì ogni cittadino, e valse ad inacerbire vieppiù l’odio dei Morosini verso i rivali; odio però che dovettero chiudere in seno aspettando tempo propizio per disfogarlo; imperocché lo stolto doge, in vece di punire i delinquenti, mostrò di approvare il mal fatto da essi. Acquetate così pel momento le pubbliche cose, non andò guari che nuovamente si scombuiassero. Imperocché, insorto litigio sui beni confiscati alla morte di Pietro IV Candiano, fra Vitale patriarca di Grado ed il doge, che avea in moglie Marina Candiano, sorella del patriarca ora detto, accadde che il principe dissennato abbandonasse il partito dei Caloprini, aderenti ai Candiani, per darsi al contrario dei Morosini; sicché, non trovandosi più sicuro nelle isole Stefano Caloprini, dopo l’assassinio commesso, riparassi con due figli ed altri suoi parenti e seguaci a Verona, ove tuttavia l’imperatore stanziava. A lui quindi presentavasi Stefano, e colle più calde parole, al dire del Sagornino, lo stimolò a muover guerra ai Veneziani, promettendogli, che accettando egli i suoi consigli, avrebbe potuto facilmente rendersi signore della tanto da lui desiderata Venezia. Ottone, che quantunque avesse due volte concessa pace alla Repubblica, pure nel suo animo anelava al possedimento delle isole rialtine, accolse perciò favorevolmente i traditori della patria, e li ascoltò. Nondimeno, conoscendo quanto era arduo assalire direttamente colle armi ‘inespugnabile asilo dei Veneti, si volse, in quella vece, a bloccarli, emanando decreto, col quale vietava a tutte le terre imperiali qualsiasi comunicazione con le isole veneziane; e in pari tempo dispose che fosse tolto ogni commercio colla terraferma, e possibilmente il trasporto di viveri. Affidava pertanto a Stefano Caloprini ed a suo figlio Domenico la custodia del Bacchigliene e del Brenta nel territorio di Padova; ad Orso Badoaro, quella dell’Adige e del Po; a Domenico Silvio o Selvo, e a Pietro Tribuno, quella dei margini di Campalto; quella dei fiumi del territorio trivigiano e di Mestre, a Marino Caloprini, nel mentre Stefano figlio del traditore e Giovanni Bennato, o Nosigenolo, dovevano, quello guardare la via di Ravenna ed il litorale, e questo vegliare su tutti i punti, affine non accadessero abusi. Tristezza, dolore, poi sconforto e paure invasero gli animi dei Veneziani, e massime del doge; il quale, a scongiurar la procella, tentò invano ogni via di conciliazione, inviando ad Ottone ambasciatori con ricchi presenti a chieder pace. Ma egli repulsava preghiere e doni, ordinando in quella vece più rigorosa la vigilanza, più stretto il blocco, sicché, caduto il commercio, e venuta meno l’annona, il popolo, accendendosi di furor disperato, corse cieco alle case dei Caloprini, le saccheggiò, le distrusse, e trasse le donne, i fanciulli, i conservi miseramente in prigione affinché fuggir non potessero. Poi preparavasi, magnanimo, alle più robuste difese, statuen

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Wikidata facts

Instance of
human
Gender
male
Place of birth
Venice
Place of death
San Zaccaria
Occupation
monk
Position held
Doge of Venice
Image
Venise hdsr S5is IMG IMG 5584.jpg
Work location
Venice
Residence
Doge's Palace
Religious order
Benedictines
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Commons category
Tribuno Memmo
date of death
0991-01-01
date of birth
1000-01-01
Sources (3)

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