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strumento di misura per segnali audio

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Il VU meter è uno strumento di misura dei livelli medi di programma (segnali audio), che indica le unità relative del volume sonoro (vu = volume unit), in una scala logaritmica, tipica, da -20 a +3 VU. Il VU meter originale (SVI - Standard Volume Indicator) è uno strumento elettromeccanico ad ago (galvanometro) con bobina mobile (moving coil), ideato negli anni trenta presso i Laboratori Bell (USA) e diventato lo standard nazionale per la telefonia nel 1939. Lo sviluppo, insieme alle emittenti CBS e NBC, per valutare i livelli delle linee telefoniche e delle trasmissioni radiofoniche, è iniziato nel 1938 e terminato in uno standard americano del 1942 (ANSI C42.100), rivisto nel 1952, riscritto come standard IEEE/ANSI nel 1991 e ritirato nel 1999. Ma è continuato fino ad oggi nella norma IEC 268-17 del 1990. Segue anche le specifiche ANSI C16.5, BS 6840-17 e IEC 60268-17, misurando i Volt in corrente alternata ed indicando lo 0 VU con un segnale sinusoidale di 2,19 Vpp su 600 Ω (0 dB(mW) = 1 mW), oppure fino a + 3 VU con un Programma Sonoro di potenza massima +4 dB(mW) (2,5 mW su 600 Ω). Tipicamente, gli indici doppi sulla scala, raffigurano una progressione esponenziale dei livelli VU, dove oltre metà corsa dell’ago segna soltanto ± 3 VU, e una progressione quasi lineare della percentuale del segnale, da 0% a 100% (0 VU). Il tempo richiesto per flettere al 99% (o per ritornare a 0%) è di 300 ms e la balistica corretta è verificabile tramite il test dinamico della IEC: con un tono burst a 1000 Hz di 140 ms (± 10) e ampiezza pari a 0 VU continuo, l’ago flette a − 3 VU (70%); il tempo necessario per flettere al 80%, è di 190 ms (± 10) dalla CCIF. A causa della balistica e della tipologia di lettura, il VU meter può nascondere alla vista i picchi reali del segnale (invisible peak), fino a 17 dB oltre l’indicazione dell’ago e questo livello rappresenta il massimo fattore di cresta del meter (tra picco e valore medio). Il cosiddetto “crest factor” nominale (tra picco e valore RMS) è di 2 dB inferiore, ovvero 15 dB oltre l'ago; mentre i rispettivi crest factor medi, sono 17 – 6 = 11 dB e 15 – 6 = 9 dB. La bassa velocità di risposta dell'ago è tale da permettere di valutare idealmente anche il volume del suono degli altoparlanti, ma è inadatto per misurare i livelli di picco. Ed essendo dotato di movimento continuo, quindi di una miglior precisione rispetto ai LED-meters, viene preferito durante gli allineamenti tra la strumentazione audio (mixer, amplificatori, processori, registratori, trasmettitori, ricevitori, amplificatori, ecc). Infatti, una lettura errata di 0,1 dB, presuppone solo un livello di distorsione del 1% circa, ma quando l'errore è di 3 dB (tipica lettura dei LED meter), la distorsione potrebbe equivalere ad un clip di segnale del 40%. Anche nel regime dinamico, se calibrato in modo corretto, risulta un ottimo strumento di levelling; infatti ancora oggi viene prodotto e montato nelle migliori apparecchiature da Studio (consolle di missaggio, limiters, registratori, compressori, ecc). Ma esistono anche VU meters elettronici a barre di LED (tipo PPM - peak programme meters), scale più o meno estese per un totale di 70 VU (extended) e/o riprodotti in modalità virtuale tramite software, in varie forme. Il meter originale moving-coil, rimane l’utilizzo migliore. Anche se è stato usato senza problemi per oltre 70 anni, la tipologia di strumento VU non è adatta al controllo dei picchi reali (TP - true peak) del segnale, per cui durante le conversioni A/D (analogico-digitale), è sempre meglio usare un TP meter, che è sicuramente più utile ad evitare saturazioni e clip irrimediabili nel segnale registrato.

Abstract from DBpedia / Wikipedia · CC BY-SA