Walter Siti
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Person · Open Library
- Born
- 1947
- Works
- 17
Top works
- Bontà
- La voce verticale
- Bruciare tutto
- La natura è innocente
- Il realismo è l'impossibile
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Intervista a Walter Siti – Scuola di Scrittura Belleville
bellevillelascuola.com →Il protagonista di Bruciare tutto è un prete, don Leo; cosa l’ha spinta a mettersi nella pelle di questo personaggio, uscendo dai tanti “Walter Siti” dei suoi romanzi precedenti? Io parto da un’esperienza che ho fatto all’università: per quattro anni, gli ultimi quattro anni miei dell’università, avevo un modulo di “Scrittura creativa”. Credo che fosse il primo esempio di una cosa che si faceva all’università con i crediti, quelli che ti servivano per la laurea. All’inizio non ci credevo molto, per cui il primo anno ho detto: “Ma io in realtà non insegno a scrivere, perché poi chi sono io per insegnarlo, non si può fare ecc… Insegno a leggere”. Prendevamo dei classici, facevo vedere le prime redazioni e, guardando le varianti, vedevamo come un testo può essere migliorato. Poi però ho detto, “Questa è una cosa un po’ limitativa: prendiamo il toro per le corna e buttiamoci a fargli scrivere delle cose”. La prima cosa è rimasta, e penso che sia la cosa che veramente si può insegnare. Non come si inventa un romanzo, perché mi sembra impossibile; né si può dare il talento a uno che non ce l’ha. Ma credo che si possa insegnare a evitare gli errori, cioè far vedere come, se tu vuoi esprimere una certa cosa, quelle parole lì non sono adatte – se invece usi delle altre parole possono essere più efficaci, più efficienti ecc. Quindi fare dei discorsi che hanno a che fare con la coerenza stilistica (non puoi usare una cosa e poi dopo una cosa che la contraddica, a meno che tu non voglia fare di questa contraddizione un aspetto portante del libro). Credo che si insegni più facilmente quello che non bisogna fare che quello che bisogna fare. In realtà anche sulla seconda cosa, quella “in positivo”, certamente non dai il talento a uno che non ce l’ha; però ho notato, quando lo facevo all’università, che un insegnamento come questo rovesciava spesso le gerarchie che uno aveva in testa tra gli studenti. Cioè studenti che andavano molto male in altre materie improvvisamente qui andavano molto bene, e viceversa. Quindi poteva anche servire a quello: certi secchioni non riuscivano a inventare una storia nemmeno se si mettevano a piangere, invece, magari, uno con diecimila anelli al naso, orecchini ecc., che tutti prendevano per un mezzo scemo, lì funzionava. Da questo punto di vista poteva essere utile, soprattutto per quelli che andavano male, perché gli dava un minimo di coraggio. Per il resto, la cosa a cui io invece non credo è che si possano dettare delle ricette. Che tu possa dire: un romanzo si fa così e così e così… Tutte le volte in cui ho visto che qualcuno l’ha fatto, puzza talmente tanto di scuola che non funziona. Per cui sì, penso che conti più il negativo che il positivo. Una cosa che per l’università funziona molto bene è che, entrando dentro la bottega dello scrittore, uno impara davvero a leggere. Impara che i classici non sono qualcosa che ti deve piacere per forza, “perché sono classici” dove non si può toccare niente, ma che invece sono il risultato di prove ed errori. Quindi, affrontare la letteratura classica con un minimo di spirito critico in più rispetto a quello che di solito c’è a scuola. In Italia ci sono pochi lettori e tanti aspiranti scrittori. Cosa pensa di questo luogo comune? Non saprei, perché non sono abbastanza a contatto con i giovani. Io in realtà ho sempre visto giovani che leggono parecchio, per cui non so se sia vero. Una volta si diceva che l’immagine stava soppiantando le parole. Poi dopo, con i social, abbiamo visto che la gente ha ricominciato a scrivere. Adesso dicono che preferiscono postare qualcosa su Instagram o su Youtube, quindi, di nuovo, l’immagine ricomincia a prevalere sulla parola. In ogni caso, la cosa che mi sembra stia succedendo non è tanto il fatto che i giovani non leggono più, ma scrivono soltanto; bensì la qualità sia della scrittura che della lettura. Quand’ero docente ho visto che diventava sempre più difficile leggere libri complessi, che avessero più strati di lettura, e che
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Wikidata facts
- Instance of
- human
- Given name
- Walter
- Gender
- male
- Citizenship
- Italy
- Place of birth
- Modena
- Educated at
- Scuola Normale Superiore
- Employer
- University of Pisa
- Languages spoken
- Italian
- Field of work
- Italian literature
- Image
- Walter Siti.jpg
- Work location
- Pisa
- Residence
- Milan
Show 5 more facts
- date of birth
- 1947-05-20
- writing language
- Italian
- interested in
- Pier Paolo Pasolini
- sexual orientation
- homosexuality
Sources (1)
via Wikidata · CC0