We Can Do It!
Sign in to savemanifesto statunitense di propaganda della seconda guerra mondiale
Wikidata facts
- Instance of
- poster
- Genre
- portrait
- Depicts
- Rosie the Riveter
- Creator
- J. Howard Miller
- Collection
- National Museum of American History
- Image
- We Can Do It! NARA 535413 - Restoration 2.jpg
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- Commons category
- We Can Do It
- model
- Naomi Parker Fraley
- inception
- 1942-00-00
- inventory number
- 1985.0851.05
- title
- We Can Do It!
- copyright status
- public domain
- described at URL
- www.loc.gov/item/2021669753
- language of work or name
- English language
- work available at URL
- hdl.loc.gov/loc.wdl/wdl.2733
Sources (3)
via Wikidata · CC0
Article · Italiano
WE CAN DO IT! è un manifesto statunitense di propaganda della Seconda Guerra Mondiale, creato nel 1943 da J. Howard Miller per la Westinghouse Electric come immagine per sollevare il morale dei lavoratori. Questo manifesto non era molto diffuso durante la Seconda Guerra Mondiale, ma venne riscoperto nei primi anni ottanta e largamente riprodotto in diverse forme. Spesso è chiamato "We Can Do It", ma un altro nome è "Rosie the Riveter", figura iconica di un'operaia donna nell'industria bellica. L'immagine di "We Can Do It" venne usata per promuovere il femminismo e altre questioni politiche sorte negli anni ottanta. Nel 1994 venne usata come copertina dalla rivista Smithsonian e nel 1999 divenne un francobollo di prima classe americano. Inoltre nel 2008 fece parte dei materiali della campagna elettorale di molti politici americani, e venne reinventata nel 2010 per celebrare il primo ministro donna in Australia. Il manifesto è una delle dieci immagini più richieste al National Archives and Records Administration. Dopo la sua riscoperta, si è spesso pensato che l'immagine sia sempre stata usata come un invito rivolto alle donne, affinché si unissero allo sforzo bellico. In realtà durante la guerra l'immagine era strettamente riservata alla Westinghouse e mostrata solo nel febbraio del 1943, e non aveva lo scopo di reclutamento, ma di esortare le donne già assunte nella fabbrica a lavorare più duramente. Le femministe e non solo hanno colto al volo l'atteggiamento edificante e il messaggio dell'immagine per reinventarla in diverse forme, tra cui l'auto-legittimazione, la promozione di campagne, la pubblicità e le parodie. Dopo aver visto la copertina dello Smithsonian nel 1994, affermò di essere la protagonista del manifesto, sostenendo di essere il soggetto di una fotografia, risalente all'epoca della guerra, che ritraeva una donna impiegata in una fabbrica. Questa foto avrebbe a suo parere ispirato il lavoro di Miller. Riconoscendole l'identità di "Rosie the Riveter", Geraldine venne onorata da molte organizzazioni, tra cui il Michigan Women's Historical Center and Hall of Fame. Ma nel 2015 la donna ritratta nel manifesto venne identificata come l'allora ventenne Naomi Parker, che lavorava già nel 1942, ancora prima che la Doyle si diplomasse. L'idea che la foto di Geraldine Doyle abbia ispirato il manifesto non può essere né confermata né negata, quindi né lei né la Parker possono essere identificate con certezza come le protagoniste di "We Can Do It".
Abstract from DBpedia / Wikipedia · CC BY-SA