forno tradizionale giapponese per ceramica
Il forno anagama (窖窯?) è un antico tipo di forno per la ceramica introdotto in Giappone dalla Cina attraverso la Corea nel V secolo. È una versione del forno drago ascendente utilizzato nel sud della Cina, del quale fu copiato anche l'ulteriore sviluppo, per esempio nella suddivisione dello spazio di combustione in una serie di camere nel forno noborigama. Un anagama (un termine giapponese che significa "forno a galleria") consiste di una camera di combustione con un focolare a un'estremità e una canna fumaria all'altra. Sebbene si usi il termine "focolare" per descrivere lo spazio destinato al fuoco, non c'è nessuna struttura fisica che separi lo spazio dell'alimentazione da quello destinato alla ceramica. Il termine anagama descrive forni a camera singola costruiti a forma di galleria in pendenza. In realtà, i forni antichi erano a volte costruiti scavando gallerie in ammassi di argilla. L'anagama è alimentato a legna, al contrario dei forni elettrici o alimentati a gas usati comunemente dalla maggioranza dei ceramisti contemporanei. Per la cottura è necessario un rifornimento continuo di combustibile, in quanto la legna gettata nel forno ardente si consuma molto rapidamente. L'alimentazione avviene giorno e notte finché non sono soddisfatte una serie di variabili tra cui il modo in cui appaiono i recipienti cotti dentro il forno, le temperature raggiunte e sostenute, la quantità di cenere applicata, l'umidità delle pareti e dei recipienti, ecc. Bruciare la legna non solo produce calore fino a 1.400 °C (2.500 °F), ma anche cenere volante e sali volatili. La cenere della legna si deposita sui pezzi durante la cottura, e la complessa interazione tra la fiamma, la cenere e i minerali del corpo di argilla forma una vetrina di cenere naturale. Questa vetrina può mostrare grande varietà di colore, tessitura e spessore, andando da liscia e lucida a ruvida e tagliente. La collocazione dei pezzi all'interno del forno influenza distintamente l'aspetto della ceramica, in quanto i pezzi più vicini al focolare possono ricevere pesanti strati di cenere o essere perfino immersi nelle braci, mentre altri più in profondità nel forno possono essere toccati solo lievemente dagli effetti della cenere. Altri fattori che dipendono dalla localizzazione includono la temperatura e l'ossidoriduzione. Oltre alla localizzazione nel forno (come con altri forni a tiraggio ascendente alimentati a combustibile) il modo in cui i pezzi sono posti l'uno vicino all'altro influenza il percorso della fiamma e, quindi, anche l'aspetto dei pezzi all'interno di zone localizzate del forno può variare. Si dice che caricare un forno anagama sia la parte più difficile della cottura. Il ceramista deve immaginare il percorso della fiamma mentre attraversa velocemente il forno e usare questa direzione per "dipingere" i pezzi con il fuoco. Scrive al riguardo il ceramista tedesco Jan Kollwitz: «I colori sulle ceramiche si formano dalla cottura. Non si applica nessuna vetrina, bensì i pezzi vengono esposti alle fiamme, al fumo, al carbone ardente e alla cenere volante. Così si formano colorazioni rosse e grigie, in parte pervinca. La cenere della legna che arde turbina attraverso il forno e si posa come polvere sottile sulle ceramiche, che a temperature al di sopra di 1.250 °C si fonde con la superficie di argilla in uno smalto vitreo. Questa vetrina di cenere volante che si forma naturalmente varia a seconda della posizione del recipiente nel forno da un velo opaco color ocra a una pasta vitrea verde cupo». I tempi di cottura dipendono dal volume del forno e possono impiegare da 48 ore a 12 o più giorni. Il forno generalmente impiega la stessa quantità di tempo per raffreddarsi. Le registrazioni delle cotture storiche fatte in grandi forni asiatici condivisi da vari ceramisti dello stesso villaggio, descrivono parecchie settimane di alimentazione costante per la cottura.
Abstract from DBpedia / Wikipedia · CC BY-SA
Discovered by embedding cosine similarity (sentence-transformers MiniLM, 384-dim).